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"Il mio primo Grand Trail delle Orobie". I 70 Km di Botep di Viviana.

"Il mio primo Grand Trail delle Orobie". I 70 Km di Botep di Viviana.

"Il mio primo Grand Trail delle Orobie". I 70 Km di Botep di Viviana.

30 luglio 2016: esattamente 7 mesi prima, il 30 dicembre 2015, avevo perfezionato l’iscrizione al Gran Trail delle Orobie.

Ogni anno cerco di fissarmi un obiettivo sportivo, l’anno scorso è toccata la maratona (due in realtà), quest’anno avevo bisogno di altri stimoli.

Presa dall’entusiasmo della vittoria di un bergamasco - non proprio uno qualsiasi, il grande Leone delle Orobie Marco Zanchi - mi ero informata sulla competizione... ovviamente sul percorso “corto”, quello da 70km (la gara regina di 140km mi sembrava un pò azzardata).

Ripensandoci credo che le vacanze invernali e la mia solita inconsapevole ignoranza mi abbiano portato a cliccare “ISCRIVITI”.

Sette mesi di preparativi, partendo dai trail più corti e con poco dislivello, arrivando a fare circa 30-35km con dislivelli un po’ più impegnativi.

Tante rinunce sì, ma mi sono presa anche le mie pause per rilassare il cervello. Fortunatamente lo spirito del trail running, almeno per noi “amatori”, è decisamente diverso da quello della corsa su strada.

Nel trail conta arrivare, conta essere prima di tutto un Finisher, perché si tratta di una Avventura; così disse anche lo stesso Marco Zanchi ad un Trail Camp a cui partecipai ad inizio anno.

Orobiando Orobie Ultra Trail Bergamo

Una Avventura o un Viaggio. Non una corsa.

“Buon Viaggio” infatti è stato l’augurio che più mi hanno fatto ed ho sentito a Carona sabato 30 luglio, in attesa della partenza del GTO.

Ed un Viaggio si è rivelato.

Alla partenza c’era un po’ di ingordo per entrare nel sentiero che ci avrebbe portato al Rifugio Laghi Gemelli, ma abbiamo approfittato per sdrammatizzare su quanto ci avrebbe aspettato. La coda si allunga e si inizia a camminare ... o a correre per i non amatori.

Ad un certo punto un atleta davanti a me si gira, io sorrido e lui mi dice “oh, finalmente qualcuno che sorride, qui mi sembrano tutti seri”! Inutile a dirsi che ho sorriso ancora di più. La salita continua fino ad arrivare ai Laghi Gemelli dove il primo ristoro ci attende.

Viviana GTO Orobiando Bergamo

Qui ritrovo il mio amico Massimo - che in griglia mi ha elargito un paio di consigli rivelatisi fondamentale per una inesperta come me - facciamo due chiacchiere e ci diciamo: “ci vediamo al prossimo”.

Inizia la salita al Passo Gemelli e iniziamo a sentire tante voci, musica e incoraggiamenti.

Alziamo lo sguardo e capiamo benissimo da dove arrivano: sono gli amici, i familiari, gli appassionati di montagna che al Passo stanno già salutando ed incitando chi da lì sta già transitando. Inutile a dirsi che mi è venuta la pelle d’oca, ma insieme ad essa una carica inspiegabile.

Sulla salita al Passo ho avuto un incontro ravvicinato con un masso...“Sassoooooo” urlano da sopra e tempo di alzare la testa che un sasso stile stelletta ninja inizia a roteare e ad assumere una traiettoria tutt’altro che prevedibile, ma in linea con la mia posizione. Panico. Il sasso mi ha sfiorata, la faccia era ancora tutta integra, ma le gambe hanno iniziato a tremare.

Ho retto fino all’arrivo in cresta, poi mi sono fermata ed ho bevuto. “Bevi che ti passa lo spavento” mi sono detta, ricordando quello che mi dicevano da bambina la nonna e la mamma.

Il super tifo della gente appostata al Passo, che ti chiama per nome grazie al pettorale personalizzato, mi ha fatto passare lo spavento e giù per la discesa tecnicissima verso il Rifugio Alpe Corte. Lì sapevo che ad attendermi c’erano i miei amici: Nadia (sì, l’altra super testimonial!), Maffio e gli amici di Orobiando, Fiorenza e Belo.

Orobiando_GTO_Alpe Corte

Per tutta la discesa mi sono pregustata questo incontro! Breve pit-stop per rifocillarci, due chiacchiere sulla prima parte del percorso, due risate come al solito e pronti via per attaccare la seconda salita verso il Lago e Passo Branchino.

Qui iniziamo ad incontrare i veri eroi delle Orobie, i “pazzi” dell’OUT la corsa lunga di 140 km, a cui rivolgiamo i nostri complimenti per l’impresa che stavano compiendo.

Si sale, fino al Passo Branchino direi che va tutto bene, con il ritmo del mio gruppetto proseguiamo finché arriviamo alla Conca Piana. Ecco, lì forse sarebbe stato meglio non guardare in alto, perché la salita al Grem ti mette già una certa “ansia” da sola.

Ma come mio solito mi dico “Vivi, testa bassa, non guardare in alto, ma pensa a mettere un piede davanti all’altro”. E così è stato. Brevi chiacchierate con un atleta, breve pit-stop per bere e mangiare un po’ di frutta fresca e via, l’ultimo pezzo della salita mi attende con il suo ghiaione dove fai un passo in avanti e mezzo indietro. Finalmente la cresta è raggiunta, il mio gruppo si è ricompattato e via per raggiungere il Rifugio Capanna 2000, attraversando il fantastico Sentiero dei Fiori Alto.

Breve rifocillamento con brodo, Coca-Cola, frutta e poi via verso la discesa spaccagambe direzione Zambla. Spaccagambe non per il terreno, ma per la pendenza e per la lunghezza. Ad un certo punto, ci siamo pure fermati, buttati per terra e ammirato il cielo azzurro sopra di noi. Ci chiedono: “Tutto bene ragazzi? Ah no, scusate, si vede che state bene, avete ancora la faccia fresca”. Meno male penso io, perché non siamo nemmeno a metà gara! Piano piano raggiungiamo la Base Vita di Zambla, accompagnati da alcuni Runners Bergamo che ci aggiornano sugli altri amici in gara.

Arrivati a Zambla, decidiamo di fermarci una mezz’oretta per riprendere le forze necessarie per affrontare la salita dell’Alben.

Qui mi gioco la classica “chiamata a casa”, ovvero chiamo mia mamma per aggiornarla e per avvisarla che siamo in “leggero” ritardo sulla tabella di marcia.

“Mamma è davvero tosta qui, ma stiamo tutti bene!”. Poche parole della mamma bastano per darmi grinta e dirmi “dai Vivi, daga det, mola mia”.

Ripartiamo e con noi si aggrega un ragazzo, Mirko, rimasto da solo perché il suo amico e compagno di avventura si è dovuto ritirare causa infortunio al ginocchio.

Ci dice “posso aggregarmi con voi?”. “Ma certo!” è la mia risposta,. Questo è lo spirito della montagna!

Saliamo per l’Alben, si aggrega anche un danese, Christoffer, con il quale scambiamo qualche parola. Scopriamo che è venuto a Bergamo “solo” per partecipare al GTO, che cuore!

Scolliniamo finalmente l’Alben, la discesa ora ci attende e in cuor nostro ci diciamo silenziosi: “Dai che il grosso ormai è fatto!”. E con questo pensiero scendiamo rincuorati.

Ma quello che ci attende è l’arrivo della sera e l’addio della luce. Lampade frontali in testa, tasto ON e via.

GTO_Orobiando

Tutti insieme procediamo silenziosi in fila indiana. Qui inizia la mia personale crisi che mi ha messo davvero alla prova! Complice un ristoro fatto male dove non ho mangiato nulla causa problemi di stomaco ed un abbassamento della pressione quei 7 chilometri sono stati i più lunghi della mia vita.

Fortunatamente i miei compagni di Viaggio mi sono stati vicino, mi hanno aspettato, incitato e portato al ristoro dove due tazze di brodo mi hanno letteralmente resuscitata. Ringrazio il volontario presente al ristoro che mi ha “coccolata” e Giacuz, che, con uno sguardo pieno di carica ed incitamento - uno sguardo che non gli avevo mai visto - mi ha “svegliata” e dato quella carica emotiva per alzarmi dalla sedia, inforcare i bastoncini e ripartire.

Come nuova

La notte si prende poderosa il suo spazio, il buio ed il bosco ci avvolgono e iniziamo la risalita al Monte Poieto. Approfittando di un breve pit-stop per recuperare le energie, mi gioco per la seconda volta la “chiamata a casa”, per informare mia mamma che quella pazza della figlia è in ritardo, ma sta bene!

Metto il vivavoce e chiedo a mia mamma di ripetere quello che mi ha detto. “Dai ragazzi, mi raccomando, non mollate che ci siete quasi”.

Non so agli altri, ma secondo me ha fatto un bell’effetto al morale, a tutti. Avvisiamo i nostri amici che ci attendevano a Selvino del nostro arrivo un’ora dopo e via, passo dopo passo, arriviamo a Selvino, deserto per l’ora tarda, ma che ci dà forza.

Nadia, Fiore&Belo, Maffio&girls ci attendono, ci assistono al ristoro e chiacchierano un po’ con noi. Noi raccontiamo un po’ la seconda parte del percorso, dall’Alpe Corte fino a lì, ci cambiamo la maglietta, ci asciughiamo, qualcuno prova a dormicchiarsela, ma è meglio ripartire.

Altri 25 chilometri ci attendono per raggiungere Piazza Vecchia!

Pochi rispetto ai 50 chilometri già fatti, ma ancora una doppia cifra importante. Selvino, Salmeggia, Forcella di Monte di Nese, Canto Basso e poi… albeggia, la luce inizia a filtrare tra gli alberi, spegniamo le frontali, i cuori si aprono, i respiri di sollievo si moltiplicano nell’aria, sembra una rinascita e invece no. Presto, presto, dobbiamo riaccendere le frontali perché pareva fosse il Venerdì Santo alle 15, dove il cielo si oscurò!

Nell’arco di 10 secondi, raffiche di vento fortissime, goccioloni prima, secchiate d’acqua poi ed un fiume che si crea nel sentiero già fangoso. Momenti impegnativi, per la mente e per il fisico, soprattutto dopo tante ore di Viaggio, ma riusciamo a raggiungere il ristoro posto in Maresana dove ci informano che la gara è stata temporaneamente sospesa.

Temporaneamente.

Nessuno ha parlato, ma credo che il pensiero comune al mio gruppo e agli altri atleti fermati sia stato lo stesso “Fa che sia uno stop temporaneo, perché ci mancano SOLO 10 chilometri per arrivare alla FINE. Non può finire qui”.

Un’ora di trepidante attesa, tra chi cerca di asciugare lo smartphone inzuppato, chi prova a dormicchiare, mentre i volontari ci offrono del buon caffè caldo.

Fortunatamente la macchina organizzativa ha funzionato perfettamente e mentre il meteo sembrava aversi preso una pausa un percorso alternativo è stato messo a disposizione per concludere il Viaggio. Tanti rami ed alberi spaccati hanno fatto sì che sembrasse un percorso ad ostacoli, ma li abbiamo affrontati con ironia e spensieratezza.

Ultimissimo chilometro e ci siamo, un nuovo temporale vuole farci compagnia, noi alziamo le braccia urlando ironicamente “Soltanto così poco sai fare?!?!”.

Raggiungiamo la Marianna ed eccola: la mia mamma!

Con pantaloni bianchi adatti al meteo piovoso, un ombrellino che copre una goccia su tre, sorridente e orgogliosa di me, di noi.

Un abbraccio ed un bacio, poi lei corre verso Piazza Vecchia, mentre noi seguiamo il percorso del Viaggio, gli ultimi metri, decidiamo di toglierci la giacca anti-pioggia per essere presentabili all’arrivo e per mostrare le nostre maglie societarie. Ci guardiamo, sorridiamo ed insieme corriamo in Piazza Vecchia, calpestiamo il tappeto rosso e sbuchiamo sul palco appositamente allestito in Piazza Vecchia ed alziamo le mani al cielo.

È finita, siamo arrivati, ce l’abbiamo fatta... sì, proprio noi, individui singoli e gruppo, insieme!

Gto_Orobie Ultra Trail_ Betgamo_ Piazza Vecchia_ Ororbiando

Ognuno esulta a suo modo, ma subito ci accentriamo, ci avviciniamo e formiamo quell’abbraccio saltellante, immortalato dallo smartphone di mia mamma, ma catturato, “congelato” e stampato per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Per tanto tempo avevo immaginato il mio arrivo in Città Alta, mi vedevo sbucare in Piazza Vecchia con le braccia alzate. L’arrivo di domenica è stato diverso, ma decisamente molto più bello. Non ero sola, con me c’erano i miei amici e compagni di Viaggio!

Come sapete, la Felicità non è vera Felicità se non è condivisa!

A caldo non mi sono permessa di chiedermi se il GTO lo avrei rifatto, tanta la fatica soprattutto mentale richiesta in quelle 22h52m (+1h di stop) intercorse tra Carona e Piazza Vecchia.

Troppe le variabili da analizzare (ristori, alimentazione, idratazione, …).

Tutto troppo per quella domenica di fine luglio, quando uno pensa solo alle imminenti e meritate ferie estive.

Ma il giorno dopo, alzandomi dal letto, mi sono detta “è stato un bellissimo Viaggio e io lo voglio rifare”.

Ora quando c’è un temporale la mia mente corre inesorabilmente a quella domenica in Maresana perché il GTO è stata una esperienza memorabile, che niente e nessuno potrà togliermi. Sia per le esperienze sfidanti che ho dovuto affrontare che fanno crescere e spostare i propri limiti, ma soprattutto per quelle bellissime sensazioni che mi ha saputo regalare e di cui sto godendo anche oggi, ad una settimana dal Viaggio.

E voglio vivere nella mia vita tanti altri Viaggi che sappiano arricchirmi, fisicamente e mentalmente.

Stay tuned, la Vivi se ne inventerà delle altre!

Viviana Testimonial Orobiando